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presenti
nei

luoghi di lavoro


(AVVISO)
   
LA SOLUZIONE ITALIANA
    con
particolare
 riferimento
alle emissioni
di stampanti
e

fotocopiatori
laser

(AVVISO)
 
 

LE REALI EMISSIONI DELLE STAMPANTI LASER 

 
 
   

 

Nota a tutti è la posizione dei produttori che tendono a minimizzare l'impatto

degli inquinati emessi da stampanti e fotocopiatori laser alimentati con pigmento toner.

Preoccupati dall'evidenze di autorevoli studi internazionali hanno emanato comunicati,

tesi a ridimensionare, circoscrivere, banalizzare il problema.

L' EICTA

ha emanato alcuni comunicati che sostengono

la tecnologia delle stampanti laser dal punto di vista della sicurezza,

questi comunicati sono stati sottoscritti dalle più grandi aziende tecnologiche del mondo.

 

(dicembre 2007)

(maggio    2009)

 

Gli argomenti dei produttori,

l'approccio medico legale al problema occupazionale, eludono però la metodologia scientifica, per contro applicata nei diversi studi internazionali che sottoponiamo in questa pagina alla Vostra attenzione.

Cadono poi in contraddizione quando società come EPSON ANNUNCIANO AL MONDO UN TONER ECOLOGICO ALLA SOIA

(SOLO perchè costituito da un 30% di soia permanendo un 70% toner normale)

il

Bioblack

 

 

E che dire di

XEROX

CHE DIRAMA UNA DICHIARAZIONE

CHE ALTRO NON E' CHE UNA

 

BLACK-LIST DI SOSTANZE 

 

CHE SI IMPEGNA A NON INSERIRE NEI SUOI PRODOTTI

 

 

 

Inquadriamo correttamente il problema:

 

Esistono centinaia di brevetti di toner quindi non si può nei luoghi di lavoro redigere

 

"il documento sulla valutazione del rischio"

(testo unico 81)

 

in maniera semplicistica, come se si fosse di fronte ad un unica formulazione chimica.

 

Invero si impone una valutazione specifica del rischio chimico rappresentato da ogni singola composizione e/o brevetto.

 

 

Circolano in commercio poi,

 toner

"commerciali"

con composizione sconosciuta,

che non potrebbero essere adoperati nei luoghi di lavoro, perché di fronte a sostanze inconoscibili non è possibile valutare alcun rischio.

 

 

 

Una corretta valutazione del rischio chimico non deve e non può circoscrivere la sua indagine  al toner come se venisse solamente manipolato,

alla stregua di una qualsiasi altra sostanza inerte,  presente nel luogo di lavoro.

INFATTI

Il problema reale viene dall'elaborazione del toner nei processi fotochimici della stampante, tale elaborazione produce un grave inquinamento ambientale.

 

 

 

Questo è lapalissiano, il problema dell'inquinamento delle autovetture, non viene mai esaminato, considerando la pericolosità

della benzina contenuta nei serbatoi e/o la manipolazione della benzina.

Ma quanto viene emesso dalla marmitta di scarico!

 

 

Le schede di rischio dei produttori di stampanti per contro sono una follia tecnico-giuridica

perché non contengono la valutazione delle emissioni e valutano esclusivamente la pericolosità del toner come se fosse materia inerte.

 

 

La consueta dichiarazione

(contenuta nella scheda di sicurezza del toner o della stampante)

che affermi che

"le sostanze componenti il toner non sono classificate come cancerogene  dagli organismi internazionali",

elude la finalità di prevenzione per la quale sono state rese obbligatorie.

 

In quanto descrive nella maggioranza dei casi brevetti di toner

rinominati e brevettati di recente proprio per

eludere le classificazioni e le segnalazioni.

(I.A.R.C. e E.S.I.S.)

In buona sostanza si deposita un nuovo brevetto,

che consente di poter non menzionare le segnalazioni emanate da detti organi.

Ma la sostanza è nei fondamentali chimici la medesima che dal 1775 è stata segnalata come cancerogena e che in letteratura medico legale

conta innumerevoli segnalazioni.

 

 

Queste schede di rischio allegate alle fotocopiatrici

 rappresentano un illecito sostanziale, sono una carenza che dequalifica il produttore stesso,

mettono a rischio la salute di chi acquista stampanti e fotocopiatori.

(vedi questo esempio di scheda di sicurezza ai sensi delle norme comunitarie)

 

 

L'espediente doloso dei produttori di riformulare ad libitum la medesima sostanza, registrando nuovi brevetti di facciata,

per una sostanza (nerofumo, stirene) che è segnalata da anni negativamente da organismi internazionali come

I.A.R.C. e E.S.I.S

è un delitto contro l'umanità, un mostruoso scempio della salute pubblica.

 

Nella scheda di sicurezza in esempio si nota per contro che vengono segnalate in maniera vaga ed evasiva 

"concentrazioni di emissioni da non superare".

senza peraltro indicare dopo quante copie la concentrazione di inquinanti possa rappresentare un pericolo.

Di conseguenza il datore di lavoro o il consumatore finale dovrebbero avere strumenti per le rilevazioni per fare valutazioni proprie.

 

 

Sarebbe stato opportuno integrare dette schede di sicurezza con indicazioni e dati su quantità di inquinanti emessi

per numero di copie/ora con informazioni riferite ad una cubatura media di un ufficio, per permettere una valutazione anche approssimativa

che scongiurasse il superamento dei limiti prescritti.

 

Il medoto

LA CORRETTA MISURAZIONE DELLE REALI EMISSIONI E CONCENTRAZIONI

 

Il metodo scientifico impone che in un ambiente neutrale privo di inquinanti, si avvii la stampa e si misuri l'impatto ambientale.

Queste misurazioni devono essere eseguite prima, durante e dopo la stampa.

 

 

Tali prove devono essere eseguite su molteplici apparati di diverse marche.

Il tutto và comparato e reso pubblico.

  Perché è fondamentale stabilire:  
 

a) La qualità delle sostanze emesse;

b) La quantità di emissioni per ogni sostanza;

c) Se le sostanze degradano in ambiente chiuso;

d) I tempi necessari all'eventuale  degrado.

 

Fino ad oggi l'approccio al problema

 dei responsabili della salute pubblica

 è stato il medesimo tenuto in passato con sostanze come amianto e benzene.

Un comportamento lesivo della salute pubblica.

Un comportamento teso a tutelare SOLO interessi industriali.

 

 

Ciò premesso vi informiamo ricapitolando

(visto che nessuno lo fa) che:

 

- Il particolato carbonioso presente in tutti i brevetti di toner è sostanza cancerogena dal 1785;

- Lo stirene, componente tra i più comuni del toner produce emissioni cancerogene di benzene e stirene;

- La carta riscaldata rilascia formaldeide sostanza cancerogena;

- I processi fotochimici producono emissioni cancerogene di ozono e nano-particelle.

Queste sostanze vanno valutate come da classificazioni espresse ed emanate da

I.A.R.C. e E.S.I.S. in 1 classe di rischio.

(International Agency for Research on Cancer  &  European Substances Information System).

 

Una valutazione preventiva di rischio così come richiesta dalla normativa vigente
 deve individuare ogni fonte di possibile di cancerogenesi ambientale.

Un fotocopiatore o una stampante laser produce emissioni di 5-6 sostanze cancerogene di classe 1

che  vengono assorbite dall'organismo di chi stazioni anche brevemente negli ambienti di stampa.

Il Datore di Lavoro,
 il medico competente,
l'ispettore della Asl
sono tenuti quindi al massimo rispetto delle norme di tutela.
 
Non essere rigorosi e puntuali
è un comportamento criminale.

Tali premesse sono in tutto il mondo, state alla base dei seguenti lavori di ricerca,
studi accurati e autorevoli che vi invitiamo a consultare

 

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