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Un caso esemplare di MCS

 
 

(SENSIBILITA' CHIMICA MULTIPLA)

 

Mi chiamo Elena, ho 59 anni, vivo e lavoro a Trieste come impiegata. Fino al mese di ottobre 2005 vivevo una vita normale, poi ad un tratto, una mattina, entrando nel mio ufficio, tutto è cambiato.

Non sopportavo più l’odore del toner delle stampanti e della fotocopiatrice presenti nella mia stanza,

ho cominciato ad avere attacchi di asma, una serie di disturbi alla gola, allo stomaco e all’esofago con una sensazione di chiusura e una tosse soffocante e persistente, difficoltà respiratoria, del sonno, della concentrazione, irritabilità, depressione, emicranie e tanti altri disturbi. Con il passare dei giorni la situazione peggiorava sempre di più ed ho cominciato ad avere anche fastidio a tutti gli odori e persino agli odori naturali come piante e fiori.

Ho iniziato il solito iter sanitario (vari esami che non mettono in rilievo nulla di particolare, visite specialistiche da un medico all’altro, test per le allergie) ma non ho trovato alcun medico specialista in grado di darmi un rimedio, una risposta o riconoscere la mia patologia, mi venivano diagnosticate solo paranoie e stress, tanto da consigliarmi lo psicologo.

Solo alcune ricerche su Internet sulle allergie da toner mi hanno fatto incontrare una sigla, MCS, (Sensibilità Chimica Multipla) ed ho scoperto casualmente dell’esistenza di questa malattia, per cui ho appreso che è una sorta di intossicazione progressiva del corpo ai componenti chimici, che può colpire vari apparati ed organi del corpo umano e danneggiare il sistema immunitario. Il corpo “cede” e non tollera più qualsiasi piccola traccia di sostanze presenti nell’ambiente, come profumi, deodoranti personali, lacche per capelli, qualsiasi crema per il viso e per il corpo, detergenti per l’igiene personale, vernici, solventi, colle, insetticidi, pesticidi, disinfettanti, detersivi in genere, ammorbidente per tessuti, fumo di tabacco, scarichi delle auto, fumi di stufe, camini, formaldeide nei mobili, tessuti e stoffe nuove, quindi tutto ciò che è di derivazione petrolchimica e per la mia casa. Mi diventò impossibile accostarmi ad una persona che era stata dal parrucchiere, che indossava panni lavati con un comunissimo detersivo, che aveva fumato, e persino leggere un libro o un giornale mi dava grandi problemi.

Con questa patologia dovetti modificare radicalmente il mio stile di vita. Limitai sia l’attività lavorativa che la vita sociale per evitare contatti con persone “profumate” e ambienti a rischio e purtroppo mi ritrovai anche a dover portare sul viso una mascherina ai carboni attivi. Cambiai le mie abitudini alimentari. Iniziai a declinare gli inviti e questo mi portò ad un impoverimento delle relazioni sociali, dovetti rinunciare ad attività ricreative sociali, ai miei hobby, persino entrare in un ristorante o andare al cinema o a teatro per me era diventato un problema, il mio spazio vitale si era drammaticamente ridotto. Adeguai il mio appartamento creando delle zone “rifugio”. Ora nessun estraneo può più entrare in casa e io non posso più andare in casa di amici o conoscenti. Il mio abbigliamento non deve avere fibre sintetiche, la biancheria della casa e le lenzuola del mio letto devono essere lavate con detersivi particolari, come pure i piatti, i pavimenti, il bagno, in casa ho abolito qualsiasi profumo, non posso più stirare e questo è un compito che ho affidato al mio paziente marito che mi è stato sempre vicino aiutandomi a superare le difficoltà e rinunciando egli stesso ad ogni sorta di profumazione.
Sul posto di lavoro mi è stato procurato un ambiente speciale per poter lavorare e mantenere le mie funzioni. E’ una stanza trattata con materiale e criteri di bioarchitettura e con un sistema di purificazione dell’aria che funziona 24 ore su 24 in grado di filtrare e trattenere sostanze chimiche per darmi la possibilità di respirare aria pura. I miei colleghi mi passano le carte e richiudono la porta.

In questi anni ho trovato un pò di benessere recandomi in montagna e precisamente in un delizioso paesino che si chiama S. Giacomo in Valle Aurina (Alto Adige). Il primo anno che sono arrivata in questa località ho scoperto dell’esistenza, a Predoi, di un centro climatico in una miniera di rame, in disuso, dove praticano la speleoterapia, in questa miniera si respira aria pura e priva di pollini e allergeni. Decido di provare e già dai primi giorni di permanenza in questa località trovo sollievo, e noto subito dei benefici notevoli all’apparato respiratorio, rigenerato dall’aria purissima.

In questo calvario sono riuscita a prendere contatto con persone di tutta Italia affette da MCS, tra queste c’erano alcune che avevano conosciuto Matteo, mi avevano parlato della sua malattia, delle sue condizioni e della terapia chelante che stava facendo nella sua città e che gli aveva dato dei risultati sorprendenti.
Le risposte negative sulla possibilità di una cura per la MCS non lasciano molte speranze e allora decisi di fare un ultimo tentativo, e poiché avevo bisogno di speciali cure di disintossicazione dall’accumulo di sostanze chimiche nel mio corpo, ero determinata a provare questa terapia per espellere anche tutto l’alluminio da cui, nel frattempo, ho scoperto che il mio corpo era intossicato. Mi misi in contatto con il medico che aveva in cura Matteo, e piena di fiducia (sperando di non essere tradita ancora una volta da un medico, che dovrebbe restare al fianco di una persona che sta male, sostenerla invece di prenderla in giro, di irritarla, di trattarla da malata mentale e umiliarla ogni volta che si comincia a parlare della sintomatologia con degli atteggiamenti che non rispettano i diritti della persona), decisi di intraprendere il trattamento. All’inizio ero molto spaventata perché trattandosi di un medicinale avevo paura di correre dei rischi, della reazione negativa del mio organismo e degli effetti collaterali del farmaco, ma non volevo arrendermi, dicevo “basta che funzioni, basta che io stia meglio”. Cominciai, così, il mio viaggio sanitario con il dott. Zanella, ed è ormai da un anno e mezzo che mi reco a Bologna, per farmi questa fleboclisi di due ore e mezza con la somministrazione di una sostanza chelante (EDTA).

Non so con precisione cosa contenga quel liquido che mi scorre così lentamente nelle vene, ma la sensazione che provo dopo una flebo è che sto meglio, mi sento quasi rinata. La mia sintomatologia è notevolmente migliorata, non posso dire di essere al punto da poter tornare a condurre la vita di prima, ma le mie condizioni mi permettono di avere un minimo di vita sociale, ad avvicinare di più le persone (naturalmente con cautela) e la mascherina sul viso la uso di meno. Incontro molte più persone e a stare persino in una stanza chiusa con queste persone anche se lievemente “contaminate”, però devo sempre evitare quelli che per me sono dei “pericoli”. Riesco a mettere di nuovo abiti nuovi, ad entrare nei negozi, nei ristoranti e anche la mia alimentazione è meno spartana di prima, è diventata un po’ più varia e ricca di cibo. Ho più contatti con il mondo esterno, non vivo più al riparo da tutti, riesco a fare più cose rispetto a prima, anche se non molte, ma per me è già una grande conquista, un successo.

Sono molto contenta e soddisfatta del dott. Zanella, ho molta fiducia, ritengo sia responsabile del suo operato e soprattutto rispetta coloro che si trovano in situazioni difficili e a volte drammatiche.

Manca ancora molto alla disintossicazione completa, ma ora che conosco la strada da intraprendere vedo il futuro con molto ottimismo ed entusiasmo.

Se volete contattarmi per chiedermi ulteriori informazioni, anche se non sono molto pratica, la mia e-mail è  fuleleca@libero.it.