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(AVVISO)
   
LA SOLUZIONE ITALIANA
    con
particolare
 riferimento
alle emissioni
di stampanti
e

fotocopiatori
laser

(AVVISO)
 
 

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

 
 

Valutazione del Rischio chimico per presenza di apparati di stampa e fotocopiatori

a tecnologia laser alimentati con pigmento toner.

a cura di Franco Teramo

Le sostanze chimiche contenute nelle stampanti hanno il compito di riprodurre il nero e i vari colori.
Devono essere SEMPRE fornite di etichetta anche se questa, non è obbligatoria per legge.

Il datore di lavoro ha tre buoni motivi cogenti per acquistare solo prodotti dotati di scheda descrittiva di ogni singolo componente, il toner o l’inchiostro:

1) La Normativa vigente impone al datore di lavoro il compito non delegabile, di valutare tutti i rischi presenti nel luogo di lavoro;

2) La Legge obbliga inoltre la valutazione di quanto inquini i luoghi di lavoro, quindi la tossicità di un sostanza và ponderata nell’uso che in azienda viene fatto della stessa, quindi elaborazioni, miscele, fusioni, combustioni volontarie o accidentali vanno valutate e comprese nella stesura del documento obbligatorio sulla valutazione del rischio;

3) Se il datore di lavoro non conosce l’esatta formulazione chimica delle sostanze presenti non può neppure adempiere all’obbligo di informare i lavoratori, gli addetti alla sicurezza aziendale, gli eventuali soccorritori esterni che possono eventualmente intervenire in azienda. (vigili del fuoco, croce rossa)

Il legislatore ordina l’assenza di inquinanti e agenti chimici nell’ambiente di lavoro, siano questi cancerogeni, mutageni o semplicemente tossici.

Solo in caso di impossibilità, il legislatore ripiega nel concetto, del ciclo chiuso o ambiente separato e se anche questo fosse infattibile impone le minime emissioni possibili, sempre al datore di lavoro compete l’onere di dimostrare sia in sede di ispezioni che in sede legale che ha fatto quanto è tecnologicamente possibile ai fini della prevenzione.
(art. 2087-1374-1218 c.c. )

Per quanto esistano differenti riferimenti normativi, il testo unico D.l.gs. 09.04.2008  nr. 81,
contiene norme quasi esaurienti su gli obblighi incombenti per la figura del datore di lavoro.

La giurisprudenza ha realizzato così un modello partecipativo che attraverso la condivisione dei problemi, tende a conseguire un alto livello sicurezza aziendale, quindi  una  pluralità di soggetti sono investiti da un ruolo istituzionale e legittimati e coobbligati ad adoperarsi ai fini della tutela della salute e della prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.

Altro chiaro orientamento e la figura DINAMICA della ricerca che deve in maniera cogente investire la forma mentale del datore di lavoro, che non solo deve individuare tutti i rischi presenti nei luoghi di lavoro
ma deve eliminarli in maniera professionale, sistematica e programmatica.

Il documento sulla Valutazione del Rischio redatto in maniera in personale dove siano insite carenze, omissioni, sviste (in quanto deve contenere TUTTI I RISCHI) o sia redatto senza consultare gli altri organi della sicurezza aziendale e i dipendenti è di fatto elusivo delle finalità del documento stesso.

Deve contenere invece quanto disposto da Leggi, “norme tecniche”,“buone prassi” e “linee guida” redatte da organi governativi come Ministeri, Regioni, ISPESL e INAIL che il T.U.  D.l.gs. 09.04.2008  nr. 81,al -Titolo I - Principi comuni - Capo I - Disposizioni generali - Art. 2. lettere. U, V e Z-, cita espressamente, come organi competenti ad emanare istruzioni tecniche ai fini della prevenzione.
 
Sempre il Documento sulla Valutazione dei Rischi è luogo dove programmare e descrivere i futuri interventi quindi è un documento aperto e teso al divenire.

Interpretare questo “Documento” come un astratto atto burocratico da esibire in luogo di controlli ispettivi per evitare contravvenzioni, consegue il massimo danno per i lavoratori, lasciando comunque integre tutte le responsabilità civili e penali previste per il datore di lavoro inadempiente.

Siamo di fronte ad un adempimento sostanziale e non formale, nessun datore potrà eludere sanzioni penali o amministrative, mostrando un inutile foglio di carta con un vago vademecum di norme.

Quanto su detto in luogo della valutazione del rischio chimico per la presenza di stampanti laser implicita
che il datore di lavoro deve nel suo massimo interesse contemplare le seguenti considerazioni sul toner:

1) il toner come materia prima;

2) le reali emissioni di contaminanti durante la stampa.


Il toner come materia prima.

Il toner non è un materiale omogeneo, bensì una polvere finissima contenente particelle di carbone, ferro e resina. Nel processo di stampa laser, utilizzato nelle fotocopiatrici ed in alcune stampanti, il toner si imprime sulla carta costituendo il testo e le immagini stampate.
Inizialmente era essenzialmente polvere di carbone ma successivamente, per migliorarne le prestazioni, alle particelle carboniose è stato mescolato un polimero, la composizione del quale varia da un produttore all'altro, ma solitamente è un copolimero stirene acrilato oppure una resina poliestere.

Per inserire in maniera ordinata il pigmento nero o colorato (carbone, polimero, poliestere) entra nel processo, il componente "ferro", che viene catturato dal magnetismo indotto in punti precisi del foglio di carta, viene quindi fuso dal calore del forno Fusore, attaccandosi alle fibre della carta.

Le particelle di toner avevano originariamente una dimensione media di 12 micrometri, ma l'esigenza di aumentarne la risoluzione o definizione di stampa ha portato una conseguente diminuzione delle dimensioni a 8 micrometri.

Il toner classico è di colore nero,
per le stampanti a colori esistono toner nei colori fondamentali giallo, magenta e ciano.

Nelle prime macchine il toner doveva essere versato da una bottiglia in una apposita apertura, oggigiorno si utilizzano apposite cartucce usa e getta che includono il toner, i meccanismi per la sua distribuzione e a volte il tamburo fotosensibile.

La stampante a toner rilascia nell'aria un particolato con particelle di dimensioni che possono andare
da 1 fino a 1/10 di micron (unità di misura = micron = µm),
recentemente rilevate fino a 23/1000 di micron.
(23nm nanometro).

Siamo nelle dimensioni fisiche delle Nano particelle, sostanze che possono creare seri problemi di salute, ambientali, di riciclaggio e conferimento in discarica.

Come materia prima, il toner sussiste in molteplici brevetti industriali registrati.

Notizie sui singoli brevetti possono essere reperiti nel web nel sito:

 
http://www.patentgenius.com

Assume quindi un importanza centrale l'etichetta del toner, una corretta valutazione del rischio può realizzarsi solo se si conoscono tutti i componenti del singolo brevetto.

La scheda tecnica del toner, elenca i componenti e le relative percentuali, quando entra nel merito della tossicità, indica sovente che i componenti non sono classificati dagli organismi internazionali di controllo delle sostanze. (ad esempio: IARC o ACGIH).

Questo non significa che la sostanza sia innocua, questi organismi infatti, segnalano una sostanza e la classificano, solo dopo aver avuto riscontri oggettivi per definirla eventualmente tossica, cancerogena o mutagena per questo motivo possono impiegare anche alcuni anni, di ricerca e studio.

L'industria produce per contro e registra nuovi brevetti di toner periodicamente, nessun nuovo brevetto,
avrà segnalata alcuna classificazione negativa.

Un toner che ad esempio contiene stirene copolimero acrilico tipo 1, emette dopo i processi fotochimici interni alla stampante, sostanze non diverse da un altro che contiene stirene, ma nei fatti non è classificato come lo stirene.

Questa sostanza derivata, rielaborata, rinominata e brevettata è legalmente un nuovo brevetto, una sostanza chimica nuova.

La scheda poi, non sempre accompagna il prodotto, esistono nel regolare commercio cartucce di toner rigenerate e cartucce non originali, il quadro complessivo è articolato e merita attenzione da da parte di tutti, Legislatore compreso.

Contaminanti emessi da una stampante a toner.

Il secondo aspetto della sicurezza riguarda la valutazione del rischio chimico rappresentato dalle emissioni complessive di una stampante a tecnologia laser che non si esauriscono nei fumi e nelle polveri dei componenti del toner.

Le stampanti laser liberano infatti sostanze tossiche, cancerogene e mutagene, come provano diversi studi internazionali.

Il toner contiene sempre un 50% di derivati del carbone o del petrolio, che sottoposti a combustione incompleta liberano nell'aria benzene. (fonte I.S.P.R.A. Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale).

I processi fotochimici di stampa sollecitano con il calore la carta, provocando il rilascio di formaldeide.

Queste due sostanze sono classificate dallo IARC in classe 1 tra i cancerogeni certi.

Potete verificare le classificazioni di tutte le sostanze presso questo sito comunitario:


http://ecb.jrc.ec.europa.eu/esis/

Basta inserire il numero CAS, o altro numero contemplato nei criteri del


E.S.I.S.
(European Substances Information System),


il nome della sostanza o la formula molecolare.

Altre sostanze emesse da questo tipo di stampanti e che in base alla loro concentrazione possono essere potenzialmente dannose sono l'ozono e il monossido di carbonio.

"In particolare, la produzione di ozono dovuta al processo di carica e scarica generato dal campo elettrico,
prodotto intorno ai fili corona, durante il loro funzionamento.

La presenza di ozono in prossimità delle macchine fotocopiatrici viene normalmente avvertita già a basse concentrazioni (0.01-0.02 ppm) a causa del tipico odore pungente.

A concentrazioni superiori (0.25 ppm) l’ozono è irritante per occhi e mucose, fino a portare irritazioni delle vie respiratorie, tosse e dispnea a livelli alti Inoltre, a causa degli alti tassi di emissione dei composti organici volatili e del contributo significativo al livello totale di VOC presenti nel determinato ambiente,
 le macchine fotocopiatrici sono ritenute responsabili di molti casi di sintomi associati alle sindromi correlate all’edificio.
 
Le macchine fotocopiatrici, infine, costituiscono una fonte di particelle inalabili a causa dell’emissione di polvere di toner contenente il nero carbone come pigmento e una resina che consente al nero carbone di aderire sul foglio. (fonte: A.P.A.T.)
 

Tre studi internazionali hanno dimostrato e rilevato le reali emissioni, delle stampanti laser:
- Lidia Morawska

vedi articolo su Morawska della Queensland University of Technology di Brisbane in Australia;
-
Dimitris Kotzias
del Centro Comune di Ricerche della Commissione Europea a Ispra;
-
Hamed Adetunji ,
della Oxford Brookes University, School of Health & Social Care.

Nei tre studi, in un ambiente tecnico, privo di emissioni proprie, si sono registrati i valori dei principali inquinanti ambientali monitorando prima, durante, dopo la stampa di un preciso numero di copie, ripetendo le misurazioni per diversi modelli di stampanti laser.

Degno di nota è il laboratorio Indoortron presso il Centro Comune di Ricerche della Commissione Europea a Ispra (comune lombardo della provincia di Varese), usato dal prof. KOTZIAS.

Segnaliamo in riferimento ai lavori di questo laboratorio un articolo in lingua italiana pubblicato nel numero di marzo 2004 di Newton (rivista), e le considerazioni in esso contenute di
Roberto Bono professore di Igiene ambientale dell' Università di Torino:

"Lo smog in una stanza".

Questi studi hanno rilevato che le stampanti liberano contaminanti, le emissioni hanno valori tali, da destare non poche preoccupazioni e richiedono un approccio prudente e soluzioni.

Conferma e sintesi autorevole nel VII Convegno Nazionale di Medicina Legale e Previdenziale del 22-10-2008, uno studio preciso e completo dell'INAIL sull'inquinamento in-door, con chiari riferimenti all'inquinamento da stampanti laser.

Consigli e precauzioni
 
Il Testo Unico Sicurezza Lavoro, decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, contempla precise norme e linee guida a tutela della salute nei luoghi di lavoro, per la valutazione del rischio chimico.

Non è invece regolato l'utilizzo di tali stampanti nelle case, dove un approccio non professionale o l'uso da parte di minori, rappresenta un pericolo emergente e attuale.

Quando si manipola il toner e la stampante occorre sempre adoperare gli appositi dispositivi di protezione individuale (DPI) guanti e mascherina;

Collocare la stampante in luogo quanto più separato possibile da dove si soggiorna lungamente;

Garantite un ricambio d'aria continuo all'ambiente;
Tenete lontano dai bambini e dalle loro camerette le stampanti laser;
Dotate la stampante di un sistema di cattura delle emissioni inquinanti, certificato dall' ISPESL;
Comprate il toner solo se è provvisto di etichetta che indichi tutti i componenti;
Il toner ha come altre polveri la capacità, di percorrere le correnti d'aria naturali degli ambienti chiusi, la cartuccia del toner una volta inserita nella stampante resta aperta, altra polvere rimane dispersa nei meccanismi, ne consegue che anche spenta la stampante immette polvere nell'aria quindi si consiglia di coprire la stampante quando è inattiva.
Approfondimenti

Fonte attendibile sull'inquinamento in-door, da consultare è il sito tematico governativo italiano:
dell'ISPRA ex Apat Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale.

Per un approccio medico-legale aggiornato a novembre 2008, su toner e stampanti laser,

consultate uno studio del SUVA ente governativo svizzero divisione medicina del lavoro: suva PDF.

Fonte per valutare inquinamento da benzene e formaldeide in door e out door è reperibile negli studi del
Dr. Dimitris Kotzias: Exposure to Air Pollution

Per ricercare articoli scientifici (in lingua inglese) di Morawska, Kotzias, Adetunji, Bono e altri ricercatori,
consultare il National Center for Biotechnology Information 
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/

Segnaliamo inoltre
questo recente studio medico legale prodotto da ricercatori dell'I.N.A.I.L. che è sintesi esemplare della problematica medico legale sull'inquinamento in-door che è problema serio, emergente che può assumere dimensioni gravi anche maggiori di quelle avute in passato dall'amianto.
                 
(se preferite in formato PDF)

Attenzione massima al toner in commercio, esistono alcune decine di licenze/brevetti di composizione di toner, alcuni addirittura banditi a livello comunitario (Direttiva 2002/61/CE del Parlamento Europeo) e non sussiste obbligo di etichetta sui toner, di conseguenza è fiorente il mercato delle cartucce rigenerate, come quello parallelo di cartucce “commerciali” provenienti principalmente dalla Cina.

Il toner rappresenta quindi in alcuni casi un pericolo inconoscibile, perché non rivelato.

Questa normativa favorevole ai produttori di toner e ai fornitori di assistenza, non tutela la salute dei terzi, lascia la responsabilità tutta al datore di lavoro, per i danni arrecati e l’onere di identificare in proprio le sostanze contenute.

Secondo, ulteriore rischio per la salute, viene dall’espediente creativo – chimico - giuridico che consente di rielaborare sostanze nei fondamentali identiche, rinominarle, brevettarle, eludendo così la classificazione delle sostanze, finalizzata alla prevenzione, realizzata dagli organismi internazionali, i produttori, nascondono così la svelata tossicità dei prodotti, riconfezionandoli e ponendo a loro difesa, la normativa sui brevetti industriali e commerciali, che prevale inspiegabilmente sul diritto alla salute.

Il toner rappresenta quindi in altri casi un pericolo inconoscibile, perché manipolato o segretato.

Quanto detto porta oggi anche a schede di toner che non segnala la non-tossicità,

ma il “non classificato” dagli organismi internazionali di controllo o a volte la chiara dizione di:

”sostanza coperta da diritto commerciale o industriale”.

Nei fatti la volontà di non informare adeguatamente gli utilizzatori è perciò pretestuosa, ha una rilevanza penale, quando così elude, la compiuta valutazione del rischio chimico, richiesta dalla normativa al datore di lavoro.

In buona sostanza il datore di lavoro non deve nel suo interesse accettare lo stato di fatto e diritto che consente di vendere irresponsabilmente prodotti chimici, quando gli stessi prodotti chimici non sono utilizzabili senza incorrere in sanzioni precise che il datore non può giustamente eludere in alcun modo.

Ribadiamo che utilizzare sostanze sconosciute è in sé contro le leggi vigenti, nessun datore potrà in giudizio dire ad esempio:

" non sapevo che il toner per effetto della combustione, libera benzene e che questo è cancerogeno di classe 1, mutageno di classe 2, tossico contrassegnato con nota E dalla CEE."

Una corretta applicazione delle norme di tutela non può che mettere comunque fuori gioco suddetti espedienti, al datore compete comunque l’accertamento in proprio delle sostanze che inquinano l’ambiente di lavoro siano esse, materie prime, o essenze liberate da combustione o altri processi di lavorazione.

La legge contempla un datore di lavoro avanguardista col fine di realizzare e dare dinamismo all’azione collegiale di prevenzione, e contenere la dimensione reale del problema emergente della sicurezza dei luoghi di lavoro.

L’imprenditore deve rendersi consapevole che lo studio delle cause, dei relativi interventi di prevenzione  e/o di protezione nei confronti di tali tipi di rischio mira non solo alla ricerca e realizzazione di un Idoneo equilibrio bio - ambientale tra uomo e ambiente di lavoro, ma anche ad un aumento della produttività individuale di un lavoratore che in salute non può che rispondere meglio alle esigenze aziendali ed avere meno giorni di malattia anche in luogo di una semplice bronchite.

Inoltre  è  folle risparmiare  sulla prevenzione, quando un dipendente può ricostruire anche a distanza di anni e imputare a causa di lavoro un danno alla salute, una malattia professionale, un tumore.

In particolare il nesso eziologico, tra toner e alcuni tumori su organi bersaglio come lo scroto, i seni paranasali,  i polmoni, le malattie leucemiche è ormai conclamato.

Come conclamata è la relazione tra inquinamento in-door degli ambienti di lavoro con la MCS ovvero:

"la sensibilità chimica multipla."

vedi anche questo video

qui trovi notizie su un disegno di legge sulla MCS


qui ulteriori dati su MCS


Altra considerazione va all’evoluzione degli accertamenti su organi che con le apparecchiature di oggi, rendono possibili biopsie attendibili e certificabili.

In ultima analisi le risultanze dell’azione medico-legale, negli anni vede sempre più riconosciute le malattie professionali, nuove sentenze hanno rivelato le responsabilità i datori di lavoro, anche perché la civiltà giuridica del nostro Bel Paese si avvicina sempre più alla realtà Europea, non và dimenticato quanta influenza positiva dal punto di vista giuridico viene all’Italia dal fatto di dover uniformare le sue normative a quelle comunitarie.

La storia giuridica vede molte grandi imprese, costrette a pagare danni notevolissime per aver diffuso sostanze dimostratesi cancerogene e dannose.

Queste cause onerose hanno colpito aziende produttrici e utilizzatrici di sostanze, con risarcimenti inestimabili per i danni creati alle persone e all’ambiente.

La parola d’ordine per gli anni a venire è dismettere de finitamente l’abito dell'imprenditore che intravede solo i costi dell’azione di prevenzione, ponderare i vantaggi etici ed economici a breve e a lungo termine, che una corretta azione di tutela sa restituire ai bilanci aziendali.

                                                   La soluzione
 
Ora la tecnologia ha nel prodotto della ditta della Eco Service Office S.r.l., risposto pienamente alla prima istanza ideale del legislatore, eliminare gli agenti chimici tossici !

Un dispositivo che restituisce compatibilità ambientale alle stampanti laser poste in quasi tutti gli uffici,

che come da certificazioni Ispesl e del Politecnico di Torino,  ne cattura le emissioni prodotte.

Questa soluzione rende accessoria ma sempre da ben valutare, la creazione di un ambiente chiuso o separato,

una adeguata ventilazione naturale o forzata degli ambienti confinati.

Noi consigliamo di predisporre il Dust Buster in ogni tipo di apparato, di produrre comunque potendo, un numero limitato di copie nelle stampanti di prossimità e trasferire gli alti volumi in ambienti separati.

Ridurre con studio apposito quanto necessita di essere stampato, anche a costo di valutare sempre con un azione tesa al divenire, di sostituire parte dell’archivio cartaceo con un moderno archivio elettronico.

Rimettiamo parti significative del testo unico d.lgs. 09.04.2008  nr. 81, si consideri l’art. 15 del T.U.  nr. 81 nei punti sottoscritti:

a) la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza;

c) l'eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico;
d) il rispetto dei principi ergonomici nell'organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo;

e) la riduzione dei rischi alla fonte;

f) la sostituzione di ciò che e' pericoloso con ciò che non lo e', o e' meno pericoloso;

h) l'utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro;-.

La centralità del documento sulla valutazione di tutti i rischi del luogo di lavoro chiarita nel Capo III, Gestione della prevenzione nei luoghi di lavoro, Sezione I , Misure di tutela e obblighi, Art. 17- Obblighi del datore di lavoro non delegabili:

“1. Il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività:

a) la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto all'articolo 28;
b) la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi.”

L’attuale normativa infatti amplia i doveri di sicurezza del datore di lavoro imponendogli una diligenza qualificata (art.1176 c.c.), una particolare accuratezza sia nell'individuazione dei fattori di pericolo, sia nella scelta delle misure di prevenzione necessarie a tutelare l'integrità fisica del lavoratore, anche se non specificamente previste da norme di prevenzione o da altre prescrizioni di organi competenti.

Art. 223. Valutazione dei rischi

1. Nella valutazione di cui all’articolo 28, il datore di lavoro determina,
preliminarmente l’eventuale presenza di agenti chimici pericolosi sul luogo di lavoro e valuta anche i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori derivanti dalla presenza di tali agenti, prendendo in considerazione in particolare:

a) le loro proprietà pericolose;

b) le informazioni sulla salute e sicurezza comunicate dal responsabile dell’immissione sul mercato
tramite la relativa scheda di sicurezza predisposta ai sensi dei decreti legislativi 3 febbraio 1997,
n. 52, e 14 marzo 2003, n. 65, e successive modifiche;

c) il livello, il tipo e la durata dell’esposizione;

d) le circostanze in cui viene svolto il lavoro in presenza di tali agenti, compresa la quantità degli stessi;

e) i valori limite di esposizione professionale o i valori limite biologici;
di cui un primo elenco è riportato negli allegati XXXVIII e XXXIX;

f) gli effetti delle misure preventive e protettive adottate o da adottare;

g) se disponibili, le conclusioni tratte da eventuali azioni di sorveglianza sanitaria già intraprese.

2. Nella valutazione dei rischi il datore di lavoro indica quali misure sono state adottate ai sensi dell’articolo 224 e, ove applicabile, dell’articolo 225.

Nella valutazione medesima devono essere incluse le attività, ivi compresa la manutenzione e la pulizia,per le quali è prevedibile la possibilità di notevole esposizione o che, per altri motivi, possono provocare effetti nocivi per la salute e la sicurezza, anche dopo l’adozione di tutte le misure tecniche.

3. Nel caso di attività lavorative che comportano l’esposizione a più agenti chimici pericolosi, i rischi sono valutati in base al rischio che comporta la combinazione di tutti i suddetti agenti chimici. 

Sezione II
Obblighi del datore di lavoro
Art. 235. Sostituzione e riduzione


1. Il datore di lavoro evita o riduce l’utilizzazione di un agente cancerogeno o mutageno sul luogo di lavoro in particolare sostituendolo, se tecnicamente possibile, con una sostanza o un preparato o un procedimento che nelle condizioni in cui viene utilizzato non risulta nocivo o risulta meno nocivo per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

2. Se non è tecnicamente possibile sostituire l’agente cancerogeno o mutageno il datore di lavoro
provvede affinché la produzione o l’utilizzazione dell’agente cancerogeno o mutageno avvenga
in un sistema chiuso purché tecnicamente possibile.

3. Se il ricorso ad un sistema chiuso non è tecnicamente possibile il datore di lavoro provvede affinché il livello di esposizione dei lavoratori sia ridotto al più basso valore tecnicamente possibile.

L’esposizione non deve comunque superare il valore limite dell’agente stabilito nell'allegato XLIII.

Art. 236. Valutazione del rischio

1. Fatto salvo quanto previsto all’articolo 235, il datore di lavoro effettua una valutazione dell’esposizione a agenti cancerogeni o mutageni, i risultati della quale sono riportati nel documento di cui all’articolo 17.

2. Detta valutazione tiene conto, in particolare, delle caratteristiche delle lavorazioni, della loro durata e della loro frequenza, dei quantitativi di agenti cancerogeni o mutageni prodotti ovvero utilizzati, della loro concentrazione,
della capacità degli stessi di penetrare nell’organismo per le diverse vie di assorbimento, anche in relazione al loro stato di aggregazione e, qualora allo stato solido, se in massa compatta o in scaglie o in forma polverulenta
e se o meno contenuti in una matrice solida che ne riduce o ne impedisce la fuoriuscita.
La valutazione deve tener conto di tutti i possibili modi di esposizione,
compreso quello in cui vi è assorbimento cutaneo.

3. Il datore di lavoro, in relazione ai risultati della valutazione di cui al comma 1, adotta le misure
pag. 140 di 406 preventive e protettive del presente capo,
adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative.

4. Il documento di cui all’articolo 28, comma 2, o l’autocertificazione
dell’effettuazione della valutazione dei rischi di cui all’articolo 29, comma 5, sono integrati con i seguenti dati:

a) le attività lavorative che comportano la presenza di sostanze o preparati cancerogeni o mutageni
di processi industriali di cui all’allegato XLII,
con l’indicazione dei motivi per i quali sono impiegati agenti cancerogeni;

b) i quantitativi di sostanze ovvero preparati cancerogeni o mutageni prodotti ovvero utilizzati, ovvero presenti come impurità o sottoprodotti;

c) il numero dei lavoratori esposti ovvero potenzialmente esposti ad agenti cancerogeni o mutageni;

d) l’esposizione dei suddetti lavoratori, ove nota e il grado della stessa;

e) le misure preventive e protettive applicate ed il tipo dei dispositivi di protezione individuale utilizzati;

f) le indagini svolte per la possibile sostituzione degli agenti cancerogeni e le sostanze e i preparati eventualmente utilizzati come sostituti.

5. Il datore di lavoro effettua nuovamente la valutazione di cui al comma 1 in occasione di modifiche del processo produttivo significative ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro e, in ogni caso, trascorsi tre anni dall’ultima valutazione effettuata.

6.Il rappresentante per la sicurezza può richiedere i dati di cui al comma 4, fermo restando l’obbligo di cui all’articolo 50, comma 6.

segue...

(parti di questo manuale sono state inserite dall'autore Teramo Franco nell'enciclopedia web... Wikipedia)