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l'inquinamento indoor

    tutela legale
  campagna
nazionale
per la riduzione
degli
inquinanti

presenti
nei

luoghi di lavoro

(AVVISO)
   
LA SOLUZIONE ITALIANA
    con
particolare
 riferimento
alle emissioni
di stampanti
e

fotocopiatori
laser

(AVVISO)
 
  segnalazioni legislative tratte del T.U. 81  
 

 

puoi verificare qui l'ultima versione del testo unico 81 (gennaio2013)

 

vi segnaliamo:

 

1. AMBIENTI DI LAVORO

1.9 Microclima

 

1.9.1. Aerazione dei luoghi di lavoro chiusi.

 

1.9.1.1. Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che tenendo conto dei metodi di lavoro e deglisforzi fisici ai quali sono sottoposti i lavoratori, essi dispongano di aria salubre in quantità sufficienteanche ottenuta con impianti di areazione.

 

1.9.1.2. Se viene utilizzato un impianto di aerazione, esso deve essere sempre mantenuto funzionante.

Ogni eventuale guasto deve essere segnalato da un sistema di controllo, quando ciò è necessario persalvaguardare la salute dei lavoratori.

 

1.9.1.3. Se sono utilizzati impianti di condizionamento dell'aria o di ventilazione meccanica, essidevono funzionare in modo che i lavoratori non siano esposti a correnti d'aria fastidiosa.

 

1.9.1.4. Gli stessi impianti devono essere periodicamente sottoposti a controlli, manutenzione, pulizia esanificazione per la tutela della salute dei lavoratori.

 

1.9.1.5. Qualsiasi sedimento o sporcizia che potrebbe comportare un pericolo immediato per la salutedei lavoratori dovuto all'inquinamento dell'aria respirata deve essere eliminato rapidamente.

 

2. PRESENZA NEI LUOGHI DI LAVORO DI AGENTI NOCIVI

 

2.1.4. Il datore di lavoro è tenuto ad effettuare, ogni qualvolta sia possibile, le lavorazioni pericolose o insalubri in luoghi separati,
allo scopo di non esporvi senza necessità i lavoratori addetti ad altrelavorazioni.
2.1.5. L'aspirazione dei gas, vapori, odori o fumi deve farsi, per quanto è possibile, immediatamente
vicino al luogo dove si producono.

2.1.7.2. Nei reparti e presso le macchine e gli apparecchi dove sono effettuate operazioni chepresentano particolari pericoli, devono essere esposte le disposizioni e le istruzioni concernenti lasicurezza delle specifiche lavorazioni.

2.1.9.1. Nei locali o luoghi di lavoro o di passaggio deve essere per quanto tecnicamente possibileimpedito o ridotto al minimo il formarsi di concentrazioni pericolose o nocive di gas, vapori o polveriesplodenti, infiammabili, asfissianti o tossici; in quanto necessario, deve essere provveduto ad unaadeguata ventilazione al fine di evitare dette concentrazioni.

2. 1.9.2. Nei locali o luoghi di lavoro o di passaggio, quando i vapori ed i gas che possono svilupparsicostituiscono pericolo, devono essere installati apparecchi indicatori e avvisatori automatici atti asegnalare il raggiungimento delle concentrazioni o delle condizioni pericolose. Ove ciò non siapossibile, devono essere eseguiti frequenti controlli o misurazioni.

2.2. Difesa contro le polveri

2.2.1. Nei lavori che danno luogo normalmente alla formazione di polveri di qualunque specie, il datoredi lavoro è tenuto ad adottare i provvedimenti atti ad impedirne o a ridurne, per quanto è possibile, losviluppo e la diffusione nell'ambiente di lavoro.

2.2.2. Le misure da adottare a tal fine devono tenere conto della natura delle polveri e della loroconcentrazione nella atmosfera.

2.2.3. Ove non sia possibile sostituire il materiale di lavoro polveroso, si devono adottare procedimenti
lavorativi in apparecchi chiusi ovvero muniti di sistemi di aspirazione e di raccolta delle polveri, atti adimpedirne la dispersione. L'aspirazione deve essere effettuata, per quanto è possibile, immediatamentevicino al luogo di produzione delle polveri.

2.2.4. Quando non siano attuabili le misure tecniche di prevenzione indicate nel comma precedente, e la
natura del materiale polveroso lo consenta, si deve provvedere all'inumidimento del materiale stesso.

2.2.5. Qualunque sia il sistema adottato per la raccolta e l’eliminazione delle polveri, il datore di lavoro
è tenuto ad impedire che esse possano rientrare nell'ambiente di lavoro.

2.2.6. Nei lavori all'aperto e nei lavori di breve durata e quando la natura e la concentrazione delle
polveri non esigano l'attuazione dei provvedimenti tecnici indicati ai comma precedenti, e non possano essere causa di danno o di incomodo al vicinato, l’organo di vigilanza può esonerare il datore di lavorodagli obblighi previsti dai comma precedenti, prescrivendo, in sostituzione, ove sia necessario, mezzipersonali di protezione.

2.2.7. I mezzi personali possono altresì essere prescritti dall’organo di vigilanza, ad integrazione dei
provvedimenti previsti al comma terzo e quarto del presente articolo, in quelle operazioni in cui, perparticolari difficoltà d'ordine tecnico, i predetti provvedimenti non siano atti a garantire efficacementela protezione dei lavoratori contro le polveri.

ALLEGATO V

REQUISITI DI SICUREZZA DELLE ATTREZZATURE DI LAVORO COSTRUITE IN ASSENZA DI DISPOSIZIONI LEGISLATIVE E REGOLAMENTARI DI RECEPIMENTO DELLE
DIRETTIVE COMUNITARIE DI PRODOTTO, O MESSE A DISPOSIZIONE DEI LAVORATORI ANTECEDENTEMENTE ALLA DATA DELLA LORO EMANAZIONE

PARTE I - REQUISITI GENERALI APPLICABILI A TUTTE LE ATTREZZATURE DI LAVORO

4. Emissioni di gas, vapori, liquidi, polvere, ecc.
4.1. Un’attrezzatura di lavoro che comporti pericoli dovuti ad emanazioni di gas, vapori o liquidi ovvero ad emissioni
di polveri, fumi o altre sostanze prodotte, usate o depositate nell’attrezzatura di lavoro deve essere munita di appropriati dispositivi di ritenuta e/o di estrazione vicino alla fonte corrispondente a tali pericoli.
TITOLO IX - SOSTANZE PERICOLOSE CAPO II - PROTEZIONE DA AGENTI CANCEROGENI E MUTAGENI


Articolo 235 - Sostituzione e riduzione

1. Il datore di lavoro evita o riduce l’utilizzazione di un agente cancerogeno o mutageno sul luogo di lavoro in particolare sostituendolo, se tecnicamente possibile, con una sostanza o un preparato o un procedimento che nelle condizioni in cui viene utilizzato non risulta nocivo o risulta meno nocivo per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

2. Se non è tecnicamente possibile sostituire l’agente cancerogeno o mutageno il datore di lavoro provvede affinché la produzione o l’utilizzazione dell’agente cancerogeno o mutageno avvenga in un sistema chiuso purché tecnicamente possibile.


3. Se il ricorso ad un sistema chiuso non è tecnicamente possibile il datore di lavoro provvede affinché il livello di esposizione dei lavoratori sia ridotto al più basso valore tecnicamente possibile. L’esposizione non deve comunque superare il valore limite dell’agente stabilito nell’ALLEGATO XLIII.

 

Articolo 236 - Valutazione del rischio

1. Fatto salvo quanto previsto all’articolo 235, il datore di lavoro effettua una valutazione dell’esposizione a agenti cancerogeni o mutageni, i risultati della quale sono riportati nel documento di cui all’articolo 17.

2. Detta valutazione tiene conto, in particolare, delle caratteristiche delle lavorazioni, della loro durata e della loro frequenza, dei quantitativi di agenti cancerogeni o mutageni prodotti ovvero utilizzati, della loro concentrazione, della capacità degli stessi di penetrare nell’organismo per le diverse vie di assorbimento, anche in relazione al loro stato di aggregazione e, qualora allo stato solido, se in massa compatta o in scaglie o in forma polverulenta e se o meno contenuti in una matrice solida che ne riduce o ne impedisce la fuoriuscita. La valutazione deve tener conto di tutti i possibili modi di esposizione, compreso quello in cui vi è assorbimento cutaneo.

3. Il datore di lavoro, in relazione ai risultati della valutazione di cui al comma 1, adotta le misure preventive e protettive del presente capo, adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative.

4. Il documento di cui all’articolo 28, comma 2, o l’autocertificazione dell’effettuazione della valutazione dei rischi di cui all’articolo 29, comma 5, sono integrati con i seguenti dati:
a) le attività lavorative che comportano la presenza di sostanze o preparati cancerogeni o mutageni o di processi industriali di cui all’ALLEGATO XLII, con l’indicazione dei motivi per i quali sono impiegati agenti cancerogeni;
b) i quantitativi di sostanze ovvero preparati cancerogeni o mutageni prodotti ovvero utilizzati, ovvero presenti come impurità o sottoprodotti;
c) il numero dei lavoratori esposti ovvero potenzialmente esposti ad agenti cancerogeni o mutageni;
d) l’esposizione dei suddetti lavoratori, ove nota e il grado della stessa;
e) le misure preventive e protettive applicate ed il tipo dei dispositivi di protezione individuale utilizzati;
f) le indagini svolte per la possibile sostituzione degli agenti cancerogeni e le sostanze e i preparati eventualmente utilizzati come sostituti.

5. Il datore di lavoro effettua nuovamente la valutazione di cui al comma 1 in occasione di modifiche del processo produttivo significative ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro e, in ogni caso, trascorsi tre anni dall’ultima valutazione effettuata.