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L' EICTA

(l'associazione dei produttori tecnologici industriali)
Adobe, Agilent, Alcatel-Lucent, Apple, Bang & Olufsen,
Blaupunkt, Brother, Canon, Cisco, Corning, Dell, EADS, Elcoteq,
Epson, Ericsson, Fujitsu, Hitachi, HP, IBM, Infineon, Intel,
JVC, Kenwood, Kodak, Konica Minolta, Lexmark, LG Electronics,
Loewe, Micronas, Microsoft, Motorola, NEC, Nokia, Nokia Siemens
Networks, Nortel, NXP, Océ, Oki, Panasonic, Philips, Pioneer,
Qualcomm, Research In Motion, Samsung, Sanyo, SAP, Sharp,
Siemens, Sony, Sony Ericsson, Sun Microsystems, Symantec, Texas
Instruments, Thales, Thomson, Toshiba, Xerox.
ha emanato alcuni comunicati che sostengono
la tecnologia delle stampanti laser dal punto di vista della sicurezza,
questi comunicati
(che puoi consultare qui di seguito)
sono stati sottoscritti dalle più grandi aziende
tecnologiche del mondo.
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Inquadriamo correttamente il problema:
Adoperando processi fotochimici, alte temperature, magnetismo,
radiazioni, la tecnologia di stampa laser elabora: toner, carta e gas
ambientali.
L'elaborazione genera emissioni di molteplici sostanze chimiche, con
variabili dipendenti dal tipo di carta, dalla formula del toner, dalla
presenza nell'ambiente di ulteriori inquinanti, dalla tecnologia e
manutenzione dell'apparato di stampa.
Il procedimento nel suo insieme, inquina l'aria degli ambienti di
lavoro, conferendo un particolato di composti organici volatili (COV) di
svariate grandezze fisiche da ultrafini, fino alle insidiose dimensioni
delle nano particelle. (fino a 8 nanometri)
I COV più frequenti nelle emissioni sono: benzene, formaldeide e ozono.
I COV eventuali sono: stirene, ossido di titanio, cromo esavalente, sali
e cristalli di platino, silicio, manganese, bis-fenolo-A, zinco, resine
termoplastiche, nero fumo ovvero carbon black, ossido di ferro, pigmenti
colorati a base organica, cere, biossido di silicio amorfo, silice
amorfa colloidale, alluminio, stagno, aldeidi, etilbenzene, isodecano,
xilene, alcani, nitropirene, ftalati, isocianati. ect.
Le nanoparticelle nel toner sono una scelta tecnologica e non una
presenza causale, soddisfano invero la necessita industriale di accrescere
la definizione di stampa, un inserimento non privo di
controindicazioni e di future implicazioni legali.
Non è infatti pensabile che i centri di ricerca più avanzati del mondo
non siano stati consapevoli dei rischi impliciti in un toner con
nano-tubi di carbonio.
L'industria farmaceutica del resto vanta da anni le potenzialità dei nuovi
nano-materiali, affermando, studi alla mano che riescono a veicolare fin
dentro la cellula il principio attivo di un farmaco. (di questa
proprietà esiste un ampia documentazione scientifica)
Questa miscela di sostanze viene imposta a lavoratori
completamente inconsapevoli dei rischi collegati e senza alcuna
valutazione medico legale preventiva.
Infatti spesso non si trova alcuna menzione di queste sostanze
nel documento sulla
"Valutazione dei Rischi"
presente nel luogo dove si lavora.
Eppure la Legge impone questa menzione, tutto il personale
rileva fastidio nel respirare in prossimità dei fotocopiatori,
maggiormente quando sono in attività di stampa e in ogni caso le
emissioni si avvertono in tutto l'ufficio.
Basta a volte il solo "naso" per capire i problemi di un
ambiente di lavoro, l'ispezione dei luoghi di lavoro, l'ascolto
del personale, darebbero chiare indicazioni sulle reali esigenze
di sicurezza sul lavoro. Valutare i rischi incombenti a tavolino
su una planimetria, non può bastare.
Volendo poi eseguire una valutazione teorica, allora bisogna,
conoscere bene i temi della sicurezza, consultare anche nel web
le pubblicazioni scientifiche diffuse dai centri di ricerca
nazionali e internazionali, le linee guida emanate l'INAIL,
L'ISPRA, Ministero della Salute, Regioni che nel complesso sono
esaurienti.
Qualcuno, preposto alla sicurezza ambientale deve valutare
questo rischio chimico specifico ai sensi della Legge vigente,
illuminato dalle linee guida emesse da tempo dalle regioni.
(d.lgs. 2/2/2002,n. 25 metodo per la Valutazione del Rischio
Chimico regione Piemonte - Emilia - Veneto -Toscana)
Queste istruzioni, in estrema sintesi, individuano tre variabili
da determinare al fine di una valutazione complessiva del
rischio chimico degli inquinanti in-door:
(1°) qualità, (2°) concentrazione e
(3°) tempi di esposizione.
La considerazione di queste variabili conduce senza dubbio ad
una valutazione corretta del rischio chimico
rappresentato
dall'inquinamento prodotto dal fotocopiatore e delinea
l'esigenza di un eventuale intervento :
(1°) Qualità
delle sostanze emesse
La consultazione degli studi sul tema profila un emergenza
occupazionale del tutto simile a quella che ha riguardato
l'amianto, le due vicende hanno in comune le molteplici evidenze
e il fatto di essere state storicamente sottovalutate.
L'accostamento tra le due sostanze non è abusato ma proviene
da studi che hanno
comparato il potenziale patogeno e la struttura fisica delle due
sostanze.
Per i ricercatori le "fibre di amianto" come
i "nano tubi carbonio" contenuti nelle emissioni delle
stampanti, penetrano le cellule dell'organismo umano dove
permangono in depurabili, nel contesto cellulare esprimono la
medesima potenzialità nell'induzione, promozione, sviluppo e
progressione di mesoteliomi e leucemie.
(video)
Esiste una
documentazione fotografica
realizzata con il microscopio elettronico che individua i nano-tubi
inglobati nelle cellule degli organismi esposti alle emissioni.
Il particolato di carbonio, carbon black,
nerofumo è la base da sempre della polvere del toner, in
letteratura medica è storicamente la prima sostanza verso la
quale sia stato provato un nesso eziologico con l'insorgenza di
tumori a danno di precisi organi dell'organismo umano. (1785
PERCIVAL POTT tumore allo scroto)
Su benzene e formaldeide inoltre, esiste una
letteratura medico legale esaustiva, sono senza appello sostanze
altamente tossiche, cancerogene e mutagene.
"Anche nel caso del benzene,
l’affezione che preoccupa maggiormente è la comparsa del cancro
del sangue; diversi studi, infatti, hanno messo in evidenza il
pericolo di contrarre la leucemia mieloide o altre forme di
cancro. Il benzene è stato inserito dalla IARC nel gruppo 1 dei
cancerogeni certi (leucemie, linfomi e anche eccessi di tumori
in altre sedi)." (sito ISPRA)
"L'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), ha
recentemente concluso (giugno 2004) che la formaldeide è un
agente cancerogeno per l’uomo (gruppo 1). In precedenza OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità) aveva classificato la
formaldeide come probabile agente cancerogeno umano. Dopo un
riesame degli ultimi studi epidemiologici, il gruppo di lavoro
ha ritenuto sufficienti le prove che la formaldeide causi il
cancro rinofaringeo nell’uomo, mentre ha considerato non
sufficienti le prove di cancerogenicità per la cavità nasale e
dei seni paranasali e "forte ma non sufficiente" evidenza per la
leucemia."(sito ISPRA)
Stiamo parlando di tre cancerogeni di Prima categoria
anche nella classificazione europea (E.S.I.S.) che è
quella che ha validità legale nel territorio Italiano, ovvero:
"Sicuramente cancerogeni per l’uomo, sufficienti elementi
hanno permesso di stabilire una relazione causa effetto tra
l’esposizione dell’uomo e l’insorgenza di un tumore."
Devo rimarcare che il rischio da computare, in presenza di più
sostanze cancerogene cresce in maniera esponenziale e non
equivale alla somma dei singoli rischi.
Sull'ozono altra presenza costante nell'inquinamento prodotto
dagli apparati di stampa laser, sempre l'Istituto
Superiore Per la Ricerca
Ambientale afferma:
"L’ozono, quale forte ossidante,
ha effetti sull’uomo anche a concentrazioni minime e può
provocare reazioni variabili da individuo ad individuo. Attacca
i tessuti delle vie aeree, provoca disturbi alla respirazione,
aggrava gli episodi di asma. A basse concentrazioni, la
sensibilità all’ozono si manifesta con stanchezza, mal di testa,
limitazione delle capacità respiratorie e, a concentrazioni più
elevate, con tosse ed irritazioni delle mucose."(sito ISPRA)
La gravità delle classificazioni negative da sola può trarre in
inganno, nel vivere quotidiano siamo continuamente in contatto
con sostanze tossiche, cancerogene e mutagene, esistono però
limiti di concentrazione e tempi di esposizione che non devono
essere superati nei luoghi di vita e di lavoro.
Ad esempio un componente comune dei toner è lo stirene copolimero
acrilato 1-2 che come tutti gli idrocarburi aromatici stimolato
dal forte calore produce vapori di stirene, benzene,
etilbenzene, formaldeide e svariate altre combinazioni
determinate dalle molteplici interazioni chimiche tra ozono,
VOC, particolato e gas ambientali.
La carta usata anche se di buona qualità, spesso contiene cloro
e sostanze acide, esistono però in commercio prodotti, orientati
ad una maggiore ecologia, ovvero totalmente privi di cloro
(totally chlorine free) e non acidi (acid free), quindi anche la
scelta della carta potrebbe contribuire alla riduzione
dell'inquinamento in-door.
Il terzo elemento elaborato dall'apparato è "l'aria
dell'ufficio" una minima attenzione alla pulizia e alle tecniche
di pulizia:
l'uso dell'aspirapolvere, la scelta oculata dei detergenti, il
ricambio d'aria degli ambienti, possono aumentare la qualità
dell'aria.
(2°) concentrazioni
Quando in un ufficio viene stampante anche
un modesto lavoro di stampa, ( ad esempio 500 copie giorno)
questo modesto quantitativo provoca
concentrazioni delle
citate sostanze in ambiente confinato, nell'ordine di 5 volte
superiori a quelle che se riscontrate all'aperto provocano
provvedimenti di blocco della circolazione degli autoveicoli.
(d.lgs. 13/8/2010, n. 155 e direttiva 2008/50/CE)
Questo ordine di grandezze, universalmente noto, non muove però
alcun provvedimento, nessuno esegue rilievi, eppure stazioniamo
in media molto più tempo al lavoro che nelle strade delle nostre
città.
Questi livelli di concentrazione si evincono nell'ambito di una
pluralità di rilevazioni effettuate presso i centri nazionali e
internazionali più autorevoli, il medoto comune adottato è
quello dell'ambiente confinato simulato.
In laboratorio viene avviato un breve lavoro di stampa e si
effettuano rivelazioni comparate, prima, durante e dopo il
lavoro di stampa, vengono effettuate successive rilevazioni a
macchine spente per valutare i tempi di degrado
dell'inquinamento.
Questo procedimento è stato eseguito per vari modelli di diverse
case produttrici di stampanti, sono stati effettuati
sperimentazioni senza toner e senza carta, ogni aspetto e
variabile è stato esaminato.
Uno di questi simulatori
"INDOORTRON", si
trova al Centro Comune di Ricerche della Commissione Europea a
Ispra (in provincia di Varese), rappresenta uno strumento unico
al mondo per determinare sia quali sostanze vengano emesse dagli
arredi, dai mobili, dai macchinari in ufficio, sia in che modo
esse influiscano sulla qualità dell'aria che respiriamo nei
luoghi chiusi.
Dimitrios Kotzias, responsabile dell' Unità di esposizione
chimica e fisica a Ispra:
"Per quanto riguarda le
fotocopiatrici", sottolinea Kotzias, "abbiamo identificato 27
diversi Voc, dei quali molti sono tossici o comunque irritanti.
A macchina spenta la concentrazione totale di queste sostanze è
pari a 32,4 microgrammi per metro cubo, un valore ancora
accettabile.
Ma se la fotocopiatrice si trova in stand by o se sta eseguendo
copie alla velocità media di 200 all' ora la concentrazione
sale, rispettivamente, a 382,6 e 416,7.
I livelli di guardia, pari a 200, sono così superati e per le
persone più sensibili tale concentrazione può provocare seri
disturbi". All' interno di Indoortron la macchina fotocopiatrice
è rimasta accesa per un mese e mezzo senza fare copie: si è così
scoperto che i valori dei Voc diminuiscono sensibilmente nel
giro di 2 3 settimane, ma la macchina continua a rilasciare una
quantità di composti organici volatili pari a 360 microgrammi
per metro cubo.(rivista
Newton 3/2004)
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato, come limite
massimo di concentrazione accettabile di formaldeide al chiuso
in 0,1 ppm. (parti per milione)
Il limite ACGIH TLV-TWA per il benzene è fissato a 0,5 ppm.
(American
Conference of Industrial Hygienists)
"ilTLV-TWA è tra i "parametri di valore
limite" quello da non superare nelle esposizioni prolungate nel
tempo.
Rappresenta la concentrazione media, ponderata nel tempo,
degli inquinanti presenti nell’aria degli ambienti di lavoro
nell’arco dell’intero turno lavorativo ed alle quali si presume
che il lavoratore possa trovarsi esposto 8 ore al giorno, per 5
giorni alla settimana, per tutta la durata della vita lavorativa
senza risentire effetti dannosi."
Torniamo al nostro "naso" e riportiamo un consiglio dell'OSHA
(INAIL USA) che asserisce che il benzene ha una soglia
limite (TLV-TWA 0,5 ppm) inferiore ai livelli in cui se ne
avverte la presenza (61 ppm) o si riconosce e distingue la
sostanza (97 ppm) ne consegue che se avvertiamo odore di benzene
i limiti di sicurezza sono stati superati.
(fonte
OSHA)
(3°) tempi di esposizione
Quando la stampante laser o il fotocopiatore non dispone di
filtri certificati, non è collocato in ambiente separato, non è
usato raramente, i tempi di esposizione da considerare sono
equivalenti all'orario di servizio.
Le sperimentazioni ci dicono anche che le fotocopiatrici anche
in "stand by" producono rilevanti COV.
(in quantità minore producono COV
tutti gli apparati elettronici ed elettrici)
Un ufficio con il doppio turno o a ciclo continuo, avrà sempre
concentrazioni maggiori di inquinanti.
Considerazione ulteriore và al fatto che i C.O.V. in
concentrazioni più blande, nelle città, vengono inalati anche
nelle strade e nelle case, quindi alla esposizione occupazionale
và comunque aggiunta una più blanda esposizione nel tempo
libero.(vedi
fonte)
Tutto quanto su esposto se correttamente sviluppato fa emergere
risultati che non lasciano spazio ad interpretazioni attendiste
di nuove e maggiori evidenze e fanno emergere l'urgenza di una
puntuale applicazione della Legge di tutela.
Questo insieme di evidenze ormai consolidate, espresse da
Istituzioni "autorevoli", sono più che sufficienti a far
promuovere in ogni luogo di lavoro una corretta, specifica
valutazione del rischio chimico, effettuata da professionisti
della medicina del lavoro.
Il datore comunque è tenuto ad indagare anche gli studi più
aggiornati e in base a questi prevenire rischi non chiaramente
definiti o in via di definizione:
"Pertanto non è sufficiente che
una macchina sia munita degli accorgimenti previsti dalla legge
in un certo momento storico se il processo tecnologico cresce in
modo tale da suggerire ulteriori e più sofisticati presidi per
rendere la stessa sempre più sicura. L'art. 2087 c.c., infatti,
nell'affermare che l'imprenditore è tenuto ad adottare
nell'esercizio dell'impresa misure che, secondo le particolarità
del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a
tutelare l'integrità fisica e la personalità morale del
lavoratore, stimola obbligatoriamente il datore di lavoro ad
aprirsi alle nuove acquisizioni tecnologiche" (Cassazione
Penale, Sez. IV - 27 settembre 1994 n. 10164, Kuster, cfr. anche
Cass.Pen., Sez.IV, 8.3.1988, Corbetta).
L’impossibilità di eliminare i rischi è ipotesi residuale che
emerge solo dopo che l'imprenditore si è spinto agli ultimi
confini tecnologici in materia di sicurezza e salute del lavoro,
conformemente a quanto stabilito dall'art. 2087 C.C. e quindi
“il datore di lavoro è tenuto a conoscere le "leges artis" per
prevenire gli infortuni sul lavoro, cioè a seguire il progresso
tecnologico e, quindi, a dotare le sue macchine - eventualmente
datate - dei nuovi e più sicuri presidi antinfortunistici”
(dalla motivazione, Cass. 27 settembre 1994. P.C. in c.
Callieri, in Sicurezza del Lavoro, Repertorio della Cassazione
Penale, Milano 1994 di R. Guariniello, p. 41).
(fonte)
E' comunque dovere degli addetti alla sicurezza aziendale, del
medico competente, dei Rappresentanti dei Lavoratori per la
sicurezza, del "Datore di lavoro" addivenire alla definizione di
questo rischio specifico e conseguentemente ridurre in tutti
modi tecnologicamente avanzati le emissioni.
(nel caso: ampia fornitura di stampati prodotti in ambiente
separato, archivio elettronico e filtri certificati)
Oggi questa prevenzione non effettuata, porta un conto amaro,
mesoteliomi, leucemie, Sensibilità Chimica Multipla (MCS),
Dermatite Allergica da Contatto (DAC), asma, indebolimento del
sistema immunitario ect.(vedi
malattie nerofumo)
Il tempo dell'attesa costruttiva è terminato.
Ora che il nostro diritto di quiescenza è un chiaro "fine pena:
Mai!"
Ora diviene ancora più urgente agire legalmente verso tutti gli
inadempimenti alla Legge di Tutela della salute sul lavoro in
ogni sede competente.
La classe dirigente italiana ha riparametrato all'Europa e
all'aspettativa di vita, la durata del nostro impegno nel mondo
del lavoro, chiedendo a ciascuno uno sforzo ulteriore e
consistente.
Il salario e la sicurezza sul lavoro restano a livelli minimi.
Oggi più che mai, la Sicurezza è un dovere di tutti e non solo
del datore di lavoro, quadri sindacali, Ispettori ASL, Medico
Competente, Lavoratori stessi, devono realizzarla.
Essere chiamati davanti ad un giudice non in veste di tecnici o
testi ma di co-obbligati inadempienti, cambia la prospettiva, il
dinamismo del proprio ruolo nei luoghi di lavoro.
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La qualità delle sostanze emesse dagli apparati di stampa è molteplice e
variabile, dipendente dal tipo di carta usata, dalle diverse
formulazioni e brevetti di toner, dalla qualità dell'aria dell'ambiente
interessato e dalla tecnologia dell'apparato di stampa.
Nelle emissioni si riscontrano sempre e comunque:
benzene,
stirene,
formaldeide e
ozono.
(Questo quando l'apparato viene alimentato con toner originali,
esistono poi e vengono commercializzati senza alcun controllo
toner compatibili e rigenerati a basso costo e toner che hanno
le formule più variegate, dove sono state rinvenute anche altre
sostanze critiche per la salute come:
ossido di titanio,
cromo
esavalente,
bis-fenolo-A, sali e
cristalli di platino, silicio, manganese, zinco, resine
termoplastiche, nero fumo ovvero carbon black, ossido di ferro,
pigmenti colorati a base organica, cere, biossido di silicio
amorfo, silice amorfa colloidale, alluminio, stagno, aldeidi,
etilbenzene, isodecano, xilene, -2,2,4Trimetilottano, alcani,
nitro pirene, ftalati, ed isocianati. ect. ect.
Tutti liberati per il forte riscaldamento di inchiostri toner,
carta, e altre insistenti nell'aria in-door.
Queste e altre decine di sostanze che i lavoratori possono
inalare senza alcuna valutazione del medico della medicina del
lavoro.
Meglio sarebbe dire che le istituzioni di medicina del lavoro,
il ministero della Salute, alcune regioni, il Parlamento
Italiano ed Europeo sono stati già investiti della problematica
conoscono perfettamente i dati e le risultanze scientifiche ma
temporeggiano e attendono ulteriori evidenze, atteggiamento che
garantisce i sovrastanti interessi industriali ma non i
lavoratori o utilizzatori a qualsiasi titolo di stampanti e
fotocopiatori.(approfondisci
il tema)
Questa attesa è già una violazione della Legge vigente perché
l'inquinamento indoor andrebbe rimosso anche se fosse solo
tossico e non vi sono eccezioni contemplate per le sostanze
cancerogene e qui siamo di fronte ad una pluralità di sostanze
cancerogene.
La mancanza di professionalità di chi emette linee guida in
materia è dimostrata dal fatto che ad oggi non si è disposto
alcunché neppure per quanti lavorano nei centri copia del resto
perché creare un precedente, lo Stato è il maggiore datore di
lavoro in Italia, potrebbero uscire troppi problemi e l'Inail ha
tutto modo personalissimo di realizzare, tutela e prevenzione.
Se volete farvi un idea, non dovete che leggere con attenzione
l'audizione dei responsabili Inail di
Genova innanzi alla commissione Parlamentare di
Inchiesta sulle Morti Bianche in Italia dove i evince, lo zelo
con cui ha lavorato sulla tematica degli scaricatori di
nero-fumo, carbon-black di Genova.
Esistono centinaia di brevetti di toner non si può nei
luoghi di lavoro redigere
"il documento sulla valutazione del
rischio"
(contemplato nel
testo
unico 81) in maniera semplicistica,
come se si fosse di fronte ad un unica formulazione chimica.
Questo aspetto della problematica è espresso da un medico della medicina
del Lavoro che sostiene a ragione che di fronte a sostanze inconoscibili
non si possono valutare i rischi che implica un'esposizione a sostanze
chimiche. (vedi
il documento SPRESAL Marche)
Invero si impone una valutazione specifica del rischio chimico
rappresentato da ogni singola composizione e/o brevetto.
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